Over è un lavoro per due performer che si è sviluppato dal testo "Over" di Laura Bucciarelli.
Il testo è il diario di un inseguimento, in cui l’inseguito non ha
un ruolo centrale e l’inseguitore ne usa il percorso come pretesto
per dare un senso al proprio errare. L’unica azione è il camminare.
L’azione si ripete allo stesso modo tutti i giorni.
La performance è costituita da due azioni che si svolgono
contemporaneamente. Una
performer scrive su un nastro segnaletico il testo “Over”. L’altra
srotola un ulteriore nastro già scritto, in direzioni diverse e su
vari livelli, andando a riempire completamente lo spazio.
Over si caratterizza come site specific. E’ un intervento che
contamina e modifica il luogo in cui viene ospitato.
La performance ha una durata flessibile, in relazione allo spazio
utilizzato.
Prevede la possibilità, una volta terminata, di rimanere come
installazione oppure di essere smontata e ripetuta.
Gli spettatori possono leggere il testo, sia durante il lavoro,
all’interno di uno spazio la cui dimensione lo permetta, sia
successivamente, qualora si decida di lasciare il nastro come
installazione.
Over è un mondo privato e un mondo concreto.
Over è una scrittrice che scrive da sola e una performer che cammina da sola.
Over è un testo che parla di un’azione e un’azione che dipana un testo.
Over è un’azione quotidiana priva dei suoi scopi originari.
Over è uno stalking disinteressato del proprio oggetto.
Over è la rottura di un isolamento senza entrare in contatto con il mondo.
Over è la registrazione ordinata del caos urbano.
Over è una canzone dei Portishead:
“I can’t hold this day anymore
Understand me anymore
To tread this fantasy openly
What have I done
Oh this uncertainty
Is taking me over”
Over è la cronaca di qualcosa di cui non si può dire.

