DESCRIZIONE DEL PROGETTO:
FILLING THE BLANK è un’installazione.
Parte dalla constatazione della presenza invasiva di materiali
pubblicitari cartacei di varia natura (brochure, depliant,
volantini, cartoline, biglietti, etc.), nella nostra vita.
Consiste nel riempimento di una stanza vuota con tali materiali.
CONCEPT:
I materiali oggetto del nostro lavoro sono reperibili ovunque,
negozi, bar, ristoranti, stazioni, li riceviamo con la posta, oppure
vengono distribuiti per strada. In ogni caso, ci sono familiari,
fanno parte del nostro quotidiano.
A volte vengono gettati via immediatamente, a volte vengono
conservati in vista di una futura utilizzazione, per poter ricordare
un evento, un luogo, un prodotto che poi, probabilmente, non verrà
preso in
considerazione.
Sono progettati per durare pochissimo tempo.
Sono in numero tale che la maggior parte non viene nemmeno letta.
Intorno alla loro realizzazione ruota il lavoro di un grande numero
di persone.
La loro “comunicazione” sofisticata e/o disimpegnata è sostenuta da
esperti che ne studiano i meccanismi.
Ci teniamo a precisare che non è nostra intenzione riflettere in
modo particolare sui meccanismi della
comunicazione pubblicitaria o sullo spreco che questo investimento
rappresenta, sia a livello di risorse che a livello ecologico.
Piuttosto, è nostra intenzione innescare una riflessione sulla/sulle
inutilità che occupano la nostra vita
quotidiana e che l'accumulo di materiale pubblicitario cartaceo
rappresenta emblematicamente.
I materiali che portiamo in evidenza sono “niente”, cioè quello che
ci invade.
Il loro accumulo va a riempirci di un vuoto comunicativo, come se
fossimo una stanza piena di bolle di
sapone. Sono ingombri inutili che vanno a riempire gli spazi di
nulla.
Metaforicamente il volantino sembra corrispondere a un’incapacità di
dare senso o scopo al nostro tempo, riempiendolo di proposte che mai
verranno colte. Organizziamo serate, cene, settimane, estetica,
tempo libero, spese, viaggi, studi nel tentativo di gestire la
nostra vita, della quale spesso non capiamo cosa fare.


Progetto: AlteregoRelativamenteSensibili